Ci sono due messaggi che mi aspettano, puntuali come la colazione, ogni mattina.

Arrivano dal Notiziario Zanichelli e mi segnalano una parola in inglese e una in italiano. Quelle di oggi sono
earthy (terroso e altro) e gergo. Sono parole che in genere conosco ma non resisto alla tentazione di cliccare per un approfondimento. Capita che non le conosca affatto, soprattutto alcune di quelle inglesi.
Ben venga quindi questo
appuntamento quotidiano con le parole che in parte stiamo perdendo perché non ci servono tutte per scrivere e tanto meno per parlare.
Secondo lo Zingarelli 2010 le parole a rischio di estinzione (da proteggere come l'ambiente) sono ben 2800.
Per proteggerle c'è un solo modo: usarle.Zanichelli ha ideato una bellissima iniziativa:
Il Premio di scrittura Salva Parola che stato prorogato fino a metà marzo, visto che fortunatamente c'è molta richiesta. Il premio invita gli studenti di scuole medie e superiori a valorizzare, in un testo originale, almeno 10 tra le 50 parole da salvare più votate dagli insegnanti.
Per riflettere sull'uso delle parole, seppur in un contesto diverso, trovo molto interessante l'articolo del socio
Ferpi,
Sergio Zicari, dal titolo
Comunicare non è inventare nuove parole.
Riporto qui una parte del testo:
L’uso delle parole, si sa, cambia con il tempo. Non è solo questione
di evoluzione di una lingua per seguire il progresso scientifico.
Nessuno sentiva il bisogno di inventare il vocabolo “aeroplano” finché
qualcuno non si mise a costruire quelle che, inizialmente, venivano
chiamate “macchine volanti”. Fino a una decina d’anni fa la parola
“telefonino” era un vezzeggiativo, un diminutivo per indicare un
“piccolo telefono”, cioè un giocattolo per bambini o un soprammobile.
Oggi identifica quel mezzo di comunicazione di messaggi (parlati o
scritti) e di sé (status symbol), che hanno anche i bambini di dieci
anni.
L’evoluzione di una lingua ha anche motivazioni sociali. Quando
cambiano i modi di rapportarsi tra le persone avviene un cambiamento in
quello che chiamiamo “registro”. Negli anni Trenta si usava il “voi”,
negli anni Cinquanta il “lei”, ora sembra che sia l’epoca
dell’egualitario “tu”. Chi usa più espressioni come “Voglia ella farsi
interprete…” ?
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5 Febbraio 2010