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Costa Concordia: la crisi sui social media
Tanti i punti di vista su questo grave caso. Qui Vincenzo cosenza mette in luce la gestione della crisi da parte dell'azienda sui social media.

"La fine è ormai tristemente nota, ma chi, come me, si occupa professionalmente di comunicazione non può fare a meno di approfondire gli aspetti legati alla gestione della crisi che ha coinvolto Costa Crociere. L’azienda, pur avendo sviluppato nel tempo una presenza sui vari social media, ha scelto di usare le varie piattaforme come amplificatore dei classici comunicati stampa. Un uso riduttivo, minimale, impersonale di Twitter e Facebook, che comunque ha avuto il pregio di non interrompere il flusso di comunicazione, sopperendo all’inaccessibilità del sito ufficiale, a causa del traffico eccessivo."

Il pezzo è veramente interessante: clicca qui per leggerlo tutto.


Monti: vecchi trucchi in nuova sobrietà
Giovanna Cosenza sul suo blog: "Venerdì 20 gennaio Mario Monti, ospite da Lilli Gruber a «Otto e mezzo», ha offerto uno splendido esempio della sua abilità di usare due vecchi trucchi della comunicazione politica: negare l’evidenza e spostare subito il focus del discorso.

"In serata infatti Berlusconi aveva rilasciato questa dichiarazione, tanto breve quanto chiara:

«La cura di Monti non ha dato alcun frutto. Quindi se dovessi dire paradossalmente, ci aspetteremo di essere richiamati a occupare le posizioni di governo che avevamo prima, visto che questa è la democrazia e che noi siamo stati eletti dagli italiani».

Ciò nonostante, alla domanda di Lilli Gruber, che, dopo aver riportato la frase di Berlusconi, gli chiede: «Per lei questo è un segnale di allarme?», Monti risponde con volto imperturbabile:

«No. Il presidente Berlusconi, col quale parlo abbastanza spesso e che di tanto in tanto incontro, mi dà segnali incoraggianti e io ricorro anche al suo consiglio, così come ricorro al consiglio dei leader degli altri partiti che appoggiano il governo in Parlamento. Non credo che abbia detto, e non sarebbe vero, che non ci sia alcun frutto della politica economica di questo governo. Quello che è vero, o perlomeno che era vero fino a qualche giorno fa – l’andamento dello spread è più incoraggiante in questi ultimi giorni – è che ci aspettavamo tutti una discesa più rapida dello spread, il famoso divario di tasso di interesse che penalizza l’Italia rispetto alla Germania in particolare…»

E prosegue nel parlare dello spread e della politica economica, cioè tralascia di dire altro su Berlusconi e chiude dicendo che apprezza «il modo in cui tutte le tre grandi forze politiche che ci sostengono finora l’hanno fatto» e che sarebbe lieto se le forze politiche trovassero il modo di «dialogare di più tra loro».

Ricapitolando: Monti innanzi tutto nega l’evidenza: «Non credo che abbia detto», quando invece non solo Berlusconi l’ha detto, ma lui sa benissimo che l’ha detto. Inoltre non si limita a spostare il discorso, ma fa di più: sposta l’attenzione dal conflitto fra lui e Berlusconi a quello all’interno della maggioranza dei partiti che lo sostengono, ben sapendo, evidentemente, che non c’è nulla di più facile che cancellare un conflitto con un altro conflitto. Abilissimo, insomma, nell’applicare i trucchi più antichi della retorica e della comunicazione politica. Chapeau.

http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/01/23/monti-e-berlusconi-vecchi-trucchi-in-nuova-sobrieta/

L'Italia, un paese felice e lo scrive su Facebook
Siamo stati felici, nonostante tutto. Anzi lo siamo diventati - scrive Riccardo Luna su "Repubblica" oggi. Da agosto, sicuramente il mese nero per la felicità oltre che per le Borse, c'è stata una lenta rincorsa. Fino a novembre quando, in coincidenza con le dimissioni di Berlusconi, la felicità è esplosa e questa crescita non si è più fermata. Anche la preoccupazione, però è esplosa a novembre e continua a crescere. Mentre l'ottimismo, uno stato d'animo praticamente ignoto quest'anno fino all'insediamento del governo Monti, si starebbe già incrinando.

Bel pezzo di Riccardo Luna su Repubblica di oggi, 23 dicembre. E una bella contraddizione con i tempi che corrono!

Email a rischio
Attenzione a scrivere le email con leggerezza: "Una email di lavoro sbagliata e una lettera di dimissioni inevitabile. Questa la storia di una web designer trentenne: letale fu un problema con un collaboratore e l’impossibilità di un faccia a faccia per discutere le modifiche al progetto. Lo stress, la pressione del cliente, la frustrazione e, infine, l’impossibilità di arrivare a una soluzione hanno spinto la protagonista a una mossa azzardata: mettere in copia nello scambio di email anche il capo..."

Leggi l'articolo sul portale DireDonna
Qui la fonte del pezzo su Forbes

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11 dicembre 2011


Sulla campagna di Benetton (e non solo)
Annamaria Testa commenta, senza fare nomi e link, due campagne pubblicitarie discutibili. Una  per una marca di abbigliamento, l’altra per un’automobile.

"...Sono accomunate dal fatto che non vantano direttamente alcuna caratteristica positiva, né tanto meno esclusiva, del prodotto o della marca che dovrebbero essere oggetto della comunicazione. Straparlano d’altro.
Se le avete viste, bene. E se no, pazienza.
Qui, vi basta sapere che la campagna per l’abbigliamento cerca per l’ennesima volta lo scandalo visivo sfruculiando tra cronaca, politica e religione. Lo fa nascondendosi dietro la foglia di fico di un appello buonista, e del tutto campato per aria. La campagna per l’automobile invita in modo generico e prepotente a ignorare ogni regola. E, lì, non c’è neanche una foglia di fico. C’è, invece, la spaventosa e straziante coincidenza della morte di un bambino e di un anziano recentemente uccisi da automobilisti che, in un modo o nell’altro, non hanno rispettato le regole..."
Per continuare a leggere cliccate qui.

21 novembre 2011

L'attenzione, ancora
Scrive la psicoterapeuta Federica Mormando sul tema caldo dell'ascolto:

"La maggior parte delle persone non ascolta, o dopo tre parole si inventa le altre. Per farsi ben sentire, bisogna attuare strategie. Innanzitutto, dire poche cose e sintetiche. Con voce non monocorde, non acutissima. Lagnarsi, accusare, portare problemi senza proposte, solo in casi rarissimi. Bisogna abituare l'interlocutore a constatare che quello che diciamo non è quasi mai rimprovero, raccomandazione, preoccupazione, accusa. Insomma, bisogna azzerarne le difese preventive.
Evitiamo di cantilenare le stesse cose, metodo infallibile per farci mettere sul silenzioso. E rinunciamo alle parole vuote, quelle che si dicono per paura del silenzio e non significano nulla. Se ascoltarci di solito è gradevole, anche una comunicazione meno piacevole sarà ascoltata, e incisiva, come un pino nel deserto.
Se si vuole fare un discorso importante, meglio non mettere in allarme, provocando la fuga, con anticipazioni tipo: «Ti devo parlare».
Meglio entrare dritti in argomento, senza premesse, in modo da inchiodare. Farsi ascoltare dipende anche dall' esempio di ascolto che diamo. Quando i nostri cari ci parlano, facciamo mille cose e a metà discorso diciamo: «Accidenti manca il pane?». Poniamo una domanda e ce ne andiamo a metà risposta? Soffriamo di ripetute amnesie su ciò che ci hanno detto? In tal caso il nostro diritto ad essere ascoltati cala di molto.
Ad ascoltare si impara. A farsi ascoltare anche. Con i bambini, il metodo è lo stesso: pochissimi comandi, precisi e ripetuti una sola volta. Per il resto, conversazione piacevole e ascolto perfetto di ciò che dicono, con risposta più spesso di approfondimento del loro discorso che di sentenza nostra. E ogni tanto, facciamo a chi ascolta meglio. Io faccio un discorsetto e tu me lo ripeti. Adesso lo fai tu..."

da Corriere della Sera, 12 novembre 2011

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