Il disagio lo avvertiamo in tanti e alcune aziende stanno correndo ai ripari. Le ricerche sul tema sono allarmanti.

Siamo sommersi dalla nostra posta (quella che ci arriva e quella che generiamo alla velocità della luce) e il nostro livello di attenzione è sempre più basso:
l'email interrompe il pensiero (come già scriveva "Punto infornatico" nel 2008). Come in un romanzo di
Philip Dick il nostro tempo quotidiano è gestito e scandito dalle email che ci piovono addosso dalle nostre appendici digitali: computer e smart phone soprattutto.
C'è una contraddizione in tutto questo che ne rende difficile l'inversione di tendenza: siamo stressati da tanto abuso ma non riusciamo più a farne a meno perché sotto sotto stare
always on ma soprattutto
alyaws in ci piace un sacco!Un
recente studio dell’Helsinki Institute for Information Technology parla di
abitudine compulsiva al controllo della posta elettronica:
il campione scelto per l’ndagine ha dichiarato di controllare
costantemente email, notizie e contatti con un’occhiata che dura anche
meno di 30 secondi; le persone intervistate dicono di non essere
perfettamente consapevoli che questo controllo ossessivo può
trasformarsi in una vera e propria patologia.
Il tema è esplosivo visto che stiamo parlando - solo per l'Italia - di
464 milioni di email al giorno,
pari a una media di 19,1 messaggi di posta per utente (escluso lo spam). Lo sostiene
la ricerca annuale di Contactlab per la quale nel nostro Paese circa il 55% dell’utenza Internet possiede e utilizza regolarmente tra 2 e 3 caselle di posta.
Gli studi sono numerosi: a partire da
Microsoft che ha recentemente realizzato
un'indagine su 1,268 professionisti e studenti sopra i 18 anni per conoscere i loro comportamenti riguardo l'emai e la comunicazione online: per il 45% degli intervistati questi mezzi cresceranno mentre per il 51% rimarranno uguali ad ora. Date un occhio all'articolo: è pieno di grafici e infografici interessanti.
Solo pochi anni fa non eravamo messi così male:
nel 2003 consumavamo una media di 800 megabyte di info per persona
in un anno (Università di Berkeley) mentre
nel 2009 eravamo arrivati a 34 gigabyte di info per persona
ogni giorno (Università di San Diego). Il dato impressionante è che ci mettevamo ogni giorno
almeno 12 ore per smaltire il surplus di informazioni ricevute. (
Fonte Ferpi)
Comscore ha effettuato
uno studio sull’evoluzione del comportamento nell’uso dell’email e ha rilevato che siamo di fronte a
un calo del 6% nel controllo delle email da computer mentre assistiamo a
un aumento del 36% nel controllo dell’email da telefono mobile.Aveva ragione
Chris Anderson quando affermava che nel momento in cui l’accesso a Internet si è trasferito dalla scrivania alla nostra tasca, la natura del mezzo è cambiata. Proprio l’ex direttore di Wired ha lanciato recentemente un appello da Apollo 13:
Huston we have a problem e ha chiesto al suo pubblico di aiutarlo a
stendere una carta per l’uso dell’email. Qui la
traduzione di Luisa Carrada.Il post è sempre di Luisa: completa questo quadro preoccupante
Jacob Nielsen nel suo ultimo
Alertbox dal titolo
Nanocontent per minischermi dove invita a scrivere il meno possibile e andare all'essenziale perché leggere in mobilità sul minischermo porta circa il 108% in più di difficoltà che su uno schermo normale. Si legge in condizioni di alto rumore di fondo, ambienti che distraggono e contesto multitasking. La mancanza di contesto ("come leggere dal buco della serratura") complica ulteriormente la lettura e fa ricordare di meno.
E per concludere, per chi avesse voglia di dare un occhio alla
storia dell'email ecco una bella
infografica al riguardo.
La cura? Obiettivi di lavoro permettendo, trovo splendido l'ultimo suggerimento della carta dell'email di Chris Anderson:
Appena puoi spegni! NB Perché questo interesse sull'email? Ce l'ho da sempre ma ora sto lavorando su un progetto di formazione sull'uso dell'email (e soprattutto sui livelli di comunicazione che ci stanno dietro) per i dipendenti di una grande azienda multinazionale con sede anche in Italia.
Grazie in particolare a
Vincenzo Cosenza per alcune di queste preziose segnalazioni.
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9 Settembre 2011