Non riuscivo a capire, e tanto meno ad apprezzare, l'ultima campagna di Diesel che tappezza Milano e non solo.

Le mie amiche che si occupano di comunicazione ne erano entusiaste, alcuni colleghi ne
hanno scritto approvando l'idea e l'iniziativa del patron dell'azienda Renzo Rosso. Sentendomi un pesce fuor d'acqua ho chiesto un parere a mio figlio ventenne pensando:
Forse non sono in target. Anche lui, creativo e di tendenza, non era convinto. Mi ha detto che ci penserà su. In attesa dei suoi tempi,
ho trovato una risposta ai miei pensieri nebulosi nell'intelligente e puntuale commento di
Giovanna Cosenzache riprendo quasi per esteso.
"Dopo l’ennesima segnalazione («Ha visto che forte, prof?»), devo parlarne.
Non trovo né cool, né tanto meno originale la campagna Diesel «BE STUPID» (dell’agenzia londinese Anomaly), una riedizione furbetta della vecchia opposizione fra saputelli criticoni e noiosi (smart), da un lato, e stupidi (stupid) dall’altro, dove gi stupidi sono definiti tali solo dai saputelli, ma in realtà sono i veri ganzi della situazione, perché simpatici, creativi, belli e vestiti Diesel.
Vediamo alcune headline.
«Smart has the plans, stupid has the stories»: il saputello pianifica, lo stupido ha le storie giuste. Ma una buona storia non s’improvvisa, si pianifica. Però la campagna intende anche «storie da vivere», ah già. Peccato che, fra tutte le fantastiche storie possibili, alluda solo a quelle di sesso. Novità, eh?
«Smart listens to the head, stupid listens to the heart» (questa headline accompagna immagini di baci appassionati): il saputello ascolta la testa, lo stupido il cuore. Segui la passione, va’ dove ti porta il cuore. Uh, che originale.
«Smart may have the brain, stupid has the balls», dove le palle sono sia metaforiche che letterali, perché significano sia il coraggio che le tette che qualche bella ragazza mette in mostra. Un’ideona mai vista.
«Smart says no, stupid say yes», dove dice sì il giovane che permette all’orso di mangiare nel frigo, e dicono sì alcune ragazze che si abbuffano. Il che potrebbe essere un’incitazione a non cadere in comportamenti anoressici, se non fosse che le ragazze sono magrissime.
Insomma, Diesel valorizza chi non critica, non dice no, non fa programmi rigidi. E fin qui l’inno alla libera espressione di sé potrebbe piacermi. Ma la creatività e la libertà che le immagini rappresentano sono fatte solo di sesso, smorfie, tette e culi (non ci sono pernacchie solo perché non si possono fotografare). Un sistema di valori da «Natale a Miami» che non mi pare gran cosa.
Ti pare che stia facendo io la saputella barbosa?
Allora pensa a quanti piani barbosi stanno dietro a una campagna che ti istiga a farne a meno. È come se dicesse: tu continua a fare smorfie e pernacchie, che io nel frattempo faccio i soldi.
Post originale con link e immagini1 Febbraio 2010