Quanto mi è piaciuto l'ultimo poliziesco di Gianrico Carofiglio! L'ho letto in macchina in un lungo viaggio da passeggero. Non riuscivo a smettere neppure per la sosta all'Autogrill.

E non per sapere il finale (dovrebbe essere un giallo ma non lo è propriamente). Più proseguivo nella lettura, più il finale sul destino di Manuela, la ragazza scomparsa sulla quale indaga l'avvocato Guido Guerrieri, mi interessava poco.
Pagina dopo pagina entravo nella mente e nel cuore di Guerrieri, nella sua ricerca introspettiva sul perché e per chi delle cose, nello stile sicuro e leggero (
nel senso calviniano) del magistrato scrittore
Gianrico Carofiglio (di lui avevo letto solo
Il passato è una terra straniera ma non l'avevo apprezzato più di tanto).
"Il mondo pullulava di possibilità infinite in quel tiepido e inatteso febbraio di Roma, mentre ero in bilico tra il non più della mia vita di ragazzo e il non ancora della mia vita di uomo. Era una striscia sottile, euforizzante e provvisoria. Era bello starci su quella striscia. Solo quello che è provvisorio è perfetto."Questo Guerrieri mi ha intrigato: è un uomo intelligente, malinconico e solo, ma è
pieno di ironia e profondità, è etico e si pone domande su tutto: il suo psicoterapeuta preferito si chiama
Mister Sacco, il vecchio e conciato sacco da boxe con il quale si allena a casa.
Guerrieri si mette alla prova con un lavoro da investigatore privato e conosce due donne,
Caterina e Nadia, che per motivi diversi gli cambieranno il modo di vedere la vita. Ciò che mi ha affascinato è lo sconquassamento emotivo con il quale il protagonista arriverà, da abile Sherlock Holmes, alla soluzione del mistero della scomparsa della ragazza.
Tra le tante riflessioni e metafore che ho sottolineato mi è piaciuta molto questa:
"Fu lì a Biarritz che presi qualche lezione di surf e dopo infiniti tentativi riuscii a stare tre, quattro secondi in piedi sulla tavola e sull'onda. In quel momento capii perché i surfisti - i veri surfisti - sono così pazzi e perché l'unica cosa che davvero gli importa è salire sull'onda e rimanerci il più a lungo possibile. Il resto si fotta. Non c'è niente di più perfetto di quella provvisorietà."
30 Maggio 2010