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Fate come le oche
Nel lavoro di gruppo c'è spesso qualcuno che rema contro. Lo fa per mettersi in mostra o perché è un/una inguaribile pessimista o non ha l'attitudine necessaria per lavorare in team.

In genere questa è una persona oppositiva (in qualsiasi situazione si comporta da rompiscatole perché pensa di avere ragione oppure perché gli piace mettere in difficoltà l’altro).

Con il suo atteggiamento tende a portare fiele all’interno del gruppo fino a minarne la sintonia e lo sviluppo del progetto. A meno che le persone del gruppo non siano così brave da rendere innocuo l’oppositore, a isolarlo o (più difficile) a fargli riconoscere i suoi limiti. Mi sono capitate tante situazioni di questo genere.

Per lavorare bene in team sono necessarie alcune doti che si possono così riassumere: flessibilità, appartenenza, disciplina, accoglienza, generosità.

Queste doti sono ben visibili nel volo delle oche: ecco un bellissimo brano (grazie Anna!) del pastore luterano Milton Olson:

“Il prossimo autunno, quando vedrete delle oche volare verso sud per passarvi l’inverno, assumendo la caratteristica formazione a “V”, vi potrebbe tornare in mente quanto la scienza ha scoperto, a proposito di questa curiosa tecnica di volo.

Ad ogni battito di ali, ciascuna oca genera una spinta verso l’alto a beneficio di chi la segue immediatamente dietro. Volando in una formazione a “V”, lo stormo riesce a percorrere il 71% in più della distanza che percorrerebbe un’oca se volasse da sola.

Quando un’oca rompe la formazione, sente all’improvviso tutta la fatica di volare da sola....e in un istante ritorna in formazione per sfruttare di nuovo la spinta dell’oca che la precede.

Quando la prima oca della formazione è stanca, retrocede e subito un’altra oca prende il suo posto.
Le oche nelle retrovie starnazzano per incoraggiare quelle davanti a mantenere la loro velocità.

Infine, quando un’oca si ammala o è ferita da un fucile e esce dalla formazione, due altre oche la seguono tentando di portare aiuto o protezione. Rimangono con l’oca ferita finchè non riprende a volare o muore.

E’ solo allora che esse riprendono il volo da sole o con un’altra formazione, o recuperando il loro posto nel gruppo.

PS Ebbene sì da quando vivo più in mezzo alla natura sono più sensibile alle metafore tratte dal mondo animale.


23 Maggio 2010







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