"Vivo di parole. E le parole hanno un’anima. E le ali. Annunciano. Rimembrano. Definiscono il mondo. Non sono della stessa sostanza dei sogni. Ma pesano così tanto, sulla storia e sul destino degli uomini, da far muovere e forse cambiare le cose che vengono dette. Cambiano, sicuramente, chi le scrive."

È la prima pagina dell’ultimo libro, un diario in pubblico, dal bellissimo titolo
Cuore di cactus scritto da
Antonio Calabrò, siciliano, giornalista e manager, presentato ieri sera a Milano in un’affollata sala piena di una
fazzolettata di amici (come ha detto l’autore) alla libreria Mondadori di Piazza Duomo a Milano.
Quando è un amico a presentare il suo libro, cerco di arrivare almeno mezz’ora prima, per sfogliare l’opera e per salutare l’amico-autore. Così ho fatto ieri: c'era ancora poca gente in sala e Antonio si è seduto accanto a me e abbiamo scambiato due chiacchiere come un tempo, più calde dei veloci messaggi via email o via social network. Gli ho chiesto come si fa a lavorare 12 ore al giorno (Antonio ora lavora con Marco Tronchetti Provera agli Affari Istituzionali di Pirelli) e scrivere due libri in pochi mesi. L’ultimo, molto bello, era
Orgoglio industriale. Antonio mi ha detto che scrive la sera, di notte, nel fine settimana perché le sue uniche e vere passioni (oltre alla famiglia che vive in parte in Sicilia e in parte in giro per il mondo) sono la lettura e la scrittura. Da buon cronista (ha lavorato 15 anni all”Ora” di Palermo) e poi giornalista economico a Milano, scrive velocissimo e corregge poco. Ha già in mente di scrivere un altro libro su un Paese emergente e lontano dal nostro, il Brasile.
Durante l’incontro Antonio ha raccontato cose che mi hanno illuminato e anche commosso. Mi è rimasta impressa una frase:
Questo è un libro fatto di altri libri, oltre che un bilancio di vita. Un libro quando l’hai scritto ti scappa di mano, non è più tuo, il libro è ormai del lettore. Bene Antonio, visto che il libro ora è mio, mi accingo a leggerlo meglio dopo averlo leggiucchiato avidamente ieri sera in treno. E mi accingo a capire orgoglio e nostalgia di chi come
un salmone ha risalito la corrente per arrivare a Milano e rimanerci.
Che onore questo commento di Antonio Calabrò su
Facebook:
"Una cronaca così ben fatta, per un vecchio cronista come me, è davvero un piacere. Dà nuovo senso alla fatica di scrivere, aiuta a capire meglio il pensiero di chi legge. Le parole hanno anche quest'altra dote: la circolarità"8 Aprile 2010