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Comunicazione e RP
Cara lettera aziendale
Ma che succede nella tradizionale letteratura aziendale costituita da lettere di cortesia, comunicazioni interne, telegrammi, inviti via email e via fax dagli uffici stampa di note aziende italiane e straniere?

Cosa direbbe la nostra professoressa di italiano di fronte a tali refusi, brutture ortografiche, a così poca grazia nella forma e nel contenuto?

Ho ritrovato questo testo che ho scritto nel 1997 per la testata "Comunico": mi è sembrato attuale e quindi lo ripubblico con qualche lieve adattamento.

Con la presente vi comunichiamo che il Sig. Fabio Pietro Fabio del Comitato Software si chiama Pietro Fabio (Pietro di nome e Fabio di cognome). Vi preghiamo quindi di voler procedere alla variazione."

Con la presente Le invio in allegato i Floppy Disk conteneti (sic!) le desrizioni (sic!) per il Catalogo. La prego di scurare (sic!) il ritardo nella spedizione. Cordialmente.

Abbiamo il piacere di annunciarLe che dal 1¡ ottobre Mario Rossi e' entrato a far parte della nostra societa'. Siamo certi che non manchera' di agevolare Rossi nei buoni rapporti che intercorrono con lei; e colgo l'occasione per porgerle cordiali saluti

Egr. Sig./Gent.ma Sig.ra con la presente La infomiamo che a partire dal 1.01.1995 supporteremo la Societa' XXXX in tutte le attivita' di relazioni pubbliche e Comunicazione con i mezzi di informazione. Siamo quindi a Sua completa disposizione per ogni informazione Le sia necessaria relativamente a questa societa'. Cordiali saluti.

Si comunica che il nuovo Direttore Relazioni Esterne della XXX e' Guido Bianchi che ha sostituito Mario Rossi che ha assunto nuovi incarichi presso la XXX di Roma.

Ho il piacere di invitarla alla conferenza stampa...Sara' l'occasione per commentare l'andamento del setore (sic!) e fare il punto sulle strategie fture (sic!) del gruppo.
Cordiali saluti.

Per dirla con un articolo di Fernanda Pivano, forse tutto è cominciato quando nelle scuole hanno smesso di insegnare a scrivere quelle belle vocali tonde e quelle belle consonanti diritte e le hanno sostituite con qualche sgorbietto mettendo insieme vocali e consonanti, uno sgorbietto per dire "gli", uno per dire "dei", e via.

L'ortografia delle parole, l'armonia della frase, l'amore per la bella scrittura sono un problema del passato. Esempi limite a parte, sembra di assistere, anche nella nostra professione, a una sorta di analfabetismo di ritorno, dato dalla fretta, dalla delega della stesura di una lettera a un collaboratore distratto, dalla sottovalutazione dell'importanza della lettera aziendale, lo strumento più frequente e meno amato del nostro lavoro. Gli esempi citati sopra riproducono fedelmente parte di un piccolo archivio personale arricchito negli anni (compreso qualche scivolone in prima persona) che utilizzo come promemoria delle "cose da non fare" nei corsi di comunicazione aziendale e nei training a stagisti e nuovi assunti. Pochi memorizzano le regole base per scrivere una buona lettera: con gli esempi negativi a volte hai maggiori possibilità di successo.

Quando parliamo di comunicazione d'impresa pensiamo a complesse strategie di marketing communication, rapporti con la stampa, direct marketing, pubblicità. Difficilmente pensiamo all'importanza fondamentale della scrittura nel nostro lavoro, al successo o all'insuccesso di un progetto in base a una lettera scritta al momento giusto, con le parole giuste e soprattutto con il giusto tono. Oggi, nel curriculum di un candidato, privilegiamo l'ottima padronanza dell'inglese parlato e scritto (ovviamente sacrosanta) e diamo per scontato l'utilizzo perfetto della lingua italiana.

Provate a fare un test con le persone che vi stanno accanto. Preferirebbero scrivere una lettera o un libro? Ci metto la mano sul fuoco che la maggioranza opterà per il libro. La scelta è più facile: tanto al novantanove per cento rimarrà solo nella nostra immaginazione. Sembra che invece scrivere una lettera di qualsiasi genere sia la cosa meno ambita del mondo. Non è nobile come scrivere un libro, dà meno fama o meno soldi nel caso il libro abbia successo, ma saper scrivere una lettera è così' indispensabile nel nostro lavoro e, oserei dire, terribilmente utile e apprezzato nella vita.

Noi comunicatori, al massimo, ci concentriamo sullo scrivere bene un progetto da presentare al cliente o nella scrittura di un buon comunicato stampa. Scrivere una lettera non sembra di nostra competenza. Al massimo è un problema della segretaria o della memoria del computer: Per favore Maria, mi tiri fuori dal file quella lettera di due anni fa scritta a quel tale, cambi data e indirizzo e la faccia uguale per l'altro tale, e così via". Ed ecco da dove nascono parte delle brutture elencate.

Una lettera, soprattutto se breve, deve essere perfetta, nella scelta delle parole e delle frasi come nell'impaginazione.Una lettera è come una telefonata, non deve essere ripetibile, deve avere un senso e contenere un messaggio, deve essere calda perché l'interlocutore a cui mi rivolgo è unico e non vuole appartenere alla massa. Non posso usare strafalcioni quando telefono a qualcuno, lo irriterei. Perché non prestare la stessa attenzione nella stesura di una lettera!

E per fortuna che c'è l'email
Oggi con lo sviluppo della comunicazione su Internet e con l'utilizzo sempre più spinto dell'email il problema è addirittura superato. Senza affrontarlo, ovviamente. La comunicazione nel cyber spazio è al momento priva di ossatura e non richiede fronzoli vari. L'impianto è libero, ognuno può inventare nuove formule, scrivere non è più una fatica nera,  è un gioco, una grande liberazione, diciamolo pure. Nessuno ti giudica. Non c'è bisogno di formule peraltro terribilmente arcaiche ma sempre molto usate come "Egregio signore, ho ricevuto la sua pregiata lettera". Si va al sodo.

Spesso si storpia il linguaggio per essere più concisi. Siamo di fronte a una nuova lingua, ricca di neologismi, contrazioni, supersintesi e strane invenzioni grafiche. Di esempi noti è ricco il panorama. Citiamo i più estremi. "Ciao, ti forwardo un mail, se non ti interessa droppalo pure. Maria". Traduzione: "Ti invio una lettera con la posta elettronica. Se non ti interessa cestinala." "Ciao, ho ricevuto il tuo fax di ieri. Penso che il tuo sia il primo fax che ricevo dopo anni. I fax sono l'e-mail del 1987. Grazie."

Rara e ambita come una lettera d'amore
All'analfabetismo di ritorno e al condizionamento della cyberlingua non tutti, per fortuna, si vogliono adeguare. Arriva ogni tanto qualche lettera doc, consegnata timidamente a mano, su carta pregiata, con firma originale. E ti vien da leggerla con cura, con attenzione. Quindi colpisce l'obiettivo. Una lettera consegnata a mano e ben scritta è rara quanto una lettera d'amore trovata nella casella della posta quando torni a casa la sera. E se non altro, sul fronte delle lettere d'amore qualcosa si sta muovendo e non solo sul piano delle intenzioni. Ma anche del business. Forse grazie al successo del bel libro dell'editore Adelphi "La lettera d'amore" sembra che il genere stia tornando di gran moda. Anche a pagamento. Apprendo che è gia' boom di richieste per la societa' romana che ha avuto l'idea di realizzare "missive" d'amore su commissione. E visto che scrivere è alla fine un'arte e per scrivere bene ci vuole tecnica, professionalità, passione, e visto che per molti scrivere una lettera è solo una fatica nera, potremmo chiedere all'azienda romana, che sta aprendo un ufficio anche a Milano, di ampliare il business con una divisione per lettere aziendali su commissione. Una sorta di take away, come la pizza. Che tristezza, però.

Originale su Comunico N.3, aprile 1997.

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25 Ottobre 2009







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