"Se lo sogni lo puoi fare", diceva Walt Disney e mi piace sempre ricordarlo. Il mio sogno era viaggiare per gli Stati Uniti in camper. Ed eccomi qui tra Utah, Arizona, Nevada e California. In un confortevole guscio di 9 metri che divido con il mio compagno Jorg che guida calmo e sicuro.
Con un tempo bellissimo e caldo e quasi sempre "sconnessa" per mancanza di rete, di tempo, di voglia. Sognavo un viaggio così da almeno vent’anni se non prima, dai tempi di Easy Rider (mi piace pure la moto ma il camper è più comodo). E da piccola appassionata di film western volevo vedere quei luoghi e starci dentro e non dalla finestra di un motel o di un lodge turistico come avevo già fatto.
L’idea che mi affascina è quella di stare on the road sul serio, senza la preoccupazione di fare e disfare il bagaglio, di trovare da dormire e cambiare letto ogni notte, di cercare un luogo gradevole per mangiare. Mi piace l’idea di stare nei campeggi (ora sto scrivendo dalla lavanderia di un camping a 2000 metri nell'Utah), di osservare la gente di passaggio dalle più disparate nazionalità, alcuni viaggiano con un numero imprecisato di figli e poche tende e poche bagagli.
Gli Stati Uniti hanno un vantaggio per chi viaggia in camper e uno svantaggio rispetto ad alcuni Paesi europei: qui è tutto in larga scala e ti puoi permettere un camper di 9 metri perché le strade sono più larghe delle nostre ma a differenza dei Paesi europei del nord (ad esempio la Germania e la Francia) sei un po’ obbligato a stare nei campeggi. E' difficile fermarti lungo la strada in qualche angolino comodo e tranquillo. Perché qui non sai dove andare se stai fuori dalle grandi città. Il concetto di paese o cittadina è labile: quattro case, un benzinaio e un luogo per uno snack veloce e qualche acquisto basico. Niente di più. Il bello è la natura intorno ancora primordiale che è fin troppo grande per i nostri occhi.
L'Utah - dove siamo ora nel giorno dell'Indipendenza - è la terra dei mormoni, un popolo gentile e ordinato che vive in un luogo straordinario. Passi dalle rocce scoscese e dalle stradine tipo mulattiera dello Zion Canyon all'impatto inatteso con il Red Canyon fino alla magia del Bryce Canyon con le sue migliaia di stalattiti rosse e le distese di rocce e abeti: dal punto di osservazione più alto a 3000 metri l'occhio in una giornata tersa come ieri vede uno spazio infinito fino alle montagne del Colorado e al New Mexico. Si può camminare dentro i Canyon e dopo tanti tanti anni ho riprovato il piacere di sentire l'eco, quello vero. Domani ci aspettano il Grand Canyon e poi le terre Navajo e la Monument Valley e altro ancora.
Continuo a sognare visto che funziona.
Visto che ci siamo aggiungo che il viaggio è partito da San Francisco (freddina) dove ho visto solo dall’esterno il museo della scienza di Renzo Piano (ci ritorno alla fine del viaggio), ho apprezzato, anche se troppo affollato, lo Yosemite Park e il Kings Canyon (meno noto e con poca gente) dove, smarrita la strada principale, abbiamo viaggiato ore e ore su stradine impervie con panorami mozzafiato. Una tappa d'obbligo poi tra California e Utah è stato l'infuocato Nevada con Las Vegas: incandescente, assurda, divertente. Solo per una notte però.
Incontri interessanti: un serpente che prendeva il sole lungo una strada poco affollata, un'orsa bruna con due cuccioli, due daini, una mucca.
Una costante: molti ci chiedono da dove veniamo e quando sentono che veniamo dall'Italia la maggior parte si illumina. E' il loro sogno venire nel nostro Paese. Nonostante la nostra misera figura ai mondiali e nonostante Berlusconi e gli scandali quotidiani.